LA  STORIA DEL LIBRO NERO DEL COMUNISMO

E LA STORIA DELLA  LEGGENDA NERA  DI LOSURDO

 

 

 

 Ha fatto bene l' Editore Carocci a ristampare “Stalin - Storia e critica di un leggenda nera” di Domenico Losurdo.

 

                                              

 

 

                                              

 

 Il “Livre noir du communsme crimes,  terreur, reppresssion” a cura di Stephane Courtois venne pubblicato  a   Parigi dall'editore Robert Laffont  nel 1998

 

Il libro di Losurdo che viene ristampato è una contestazione del lavoro di Courtois che permettte di riscoprire la verità su ciò che veramente accadde nell' era staliniana e sui crimini che vengono, per

 noi falsamente, imputati  allo stesso Stalin.

 

A Stalin  queste accuse furono precedute da quelle di diversi altri autori , da Robert Conquest con il

“ Il grande terrore” seguito più di recente da “L' Europa tra Hitler e Stalin” di Thimothy   Snyder

                              

Prima dell ultima guerra mondiale ci  furono  altre  denunce, iniziando con  “I crimini di Stalin”

 di Leone Trotzki, che dopo essere stato suo avversario politico-ideologico,  era diventato  il suo  nemico storico, ai tanti tansfughi dall'apparato sovietico che  passarono al campo avverso, come

negli anni cinquanta il diplomatico Victor Kravcenko con  il libro “Ho scelto la libertà” e negli anni ottanta il dirigente del KGB Vasilij Mitrochin,  con parte del suo “Archivio” stampata a Londra

nel 1996.

 

Terrore, deportazione, campi di prigionia, pene capitali che subirono anche esponenti storici della Rivoluzione bolscevica, sono i principali crimini che vengono attribuiti  all' era staliniana,

 

Il successo editoriale del “Libro nero”, dovuto molto al tam-tam dei media anticomunisti, fu seguito

da altrettante prese  di   posizione  sul fronte opposto.

                                         

Tra le   recensioni favorevoli  alla “Leggenda nera” di Losurdo dobbiamo ricordare  quella del

 filosofo belga Jean Brickmont, insieme al collega e amico  americano Noam Chomski, sempre in prima linea nella denuncia delle aggressioni imperialiste e delle sue vittime, per il quale il  libro di Courtois non ha nessun valore sia scientifico che storiografico.

 

Soprattutto  ha provocato reazioni negative il mettere quasi sullo stesso  piano i  gulag sovietici

e  campi di sterminio nazista

 

Da parte mia faccio notare che chiunque abbia letto  “Una giornata di Ivan Denisovic” di Solzenicyn

(certo non uno staliniano!  ) e “Se questo è un uomo” di Primo Levi avrà rilevato la differenza

assoluta  tra la vita del recluso nell' esilio siberiano e il deportato nel campo di sterminio nazista!

 

In  Italia ci pensò Domenico Losurdo nel suo “Stalin-storia e critica di una leggenda nera” con

 una analisi dialettica del reale, escludendo le interpretazioni astratte, a farci riconoscere  le falsità

contenute nel libro di Courtois. 

 

Losurdo  ha voluto  anche denunciare come attraverso la demonizzazione della figura di Stalin si

voleva colpire in realtà il comunismo in genere, e il suo movimento.

 

Egli con l' esame del periodo storico finisce  conl' attribuire la sua durezza giustificabile

dall' inasprito accerchiamento dei paesi capitalisti e dal timore. più o meno fondato, per

l' esistenza' nella Unione Sovietica di una quinta colonna pronta a schierarsi col nemico.

 

 

 

 

 

 

All' 'uscita nel 2009 del libro di Losurdo, tra le varie recensioni, ci fu  in “Liberazione” quella,  nel complesso favorevole, di Guido Liquori che provocò la reazione negativa di diversi  redattori del giornale, considerandola  come un tentativo di riabilitazione di Stalin.

 

Fatto scandaloso   per i “compagni” di Rifondazione, allora come adesso impegnati  in una

retorica  sui diritti umani, totalmente al difuori della storia reale e quindi senza futuro!

 

Augurando un   nuovo successo alla riedizione del lavoro di Losurdo, vogliamo concludere con

una frase dello storico Isaak Deutscher, che non amava Stalin, nella sua biogafia del  1949:

Ha   trovato un paese con l'aratro di legno Lo ha ha lasciato  con la pila atomica,.”

 

 

Sergio Guerrieri

 

Circolo Culturale Proletario

 

Dicembre 2014